Stefano Masili

Chi è Stefano Masili?

Stefano Masili è un fabbricante d’immagini, un fabbricante di sogni, questa è l’immagine che più mi affascina. Attraverso la mia personale fabbrica cerco di comunicare e sedurre attraverso le immagini che costruisco.

Che mestiere fai?

Ho sempre lavorato come Assistente Amministrativo nella Pubblica Amministrazione, ed è da qualche mese che ho terminato il mio ciclo lavorativo.

Da dove vieni?

Da Carbonia, dove peraltro sono nato, una piccola cittadina nel sud della Sardegna.

Come, quando e perché è iniziato il tuo amore per l’arte?

Ho sempre vissuto fra pennelli, pennini e inchiostri di china colorati. Nonostante siano passati diversi lustri, sento ancora l’odore forte, acre, ma piacevole, della china sulle mie narici.

Mio padre era un insegnante di scuola elementare; a quei tempi, parlo degli anni a cavallo fra la fine degli anni “50 ed inizio anni “60, i mezzi di sussidio, anche per le sole immagini, erano molto pochi e tutto era lasciato all’inventiva e alla creatività del “Maestro”.

Vedevo spesso mio padre creare i “cartelloni” illustrati per le lezioni dell’indomani.

Di volta in volta potevo osservarlo disegnare con le chine colorate il cartellone con la scoperta del fuoco o ancora descrivere la vita degli uomini primitivi e le loro abitazioni, altre volte erano cartelloni che indicavano le lettere dell’alfabeto e le immagini che meglio le potessero illustrare.

Tutto ciò mi affascinava e vedere che con un po’ d’inchiostro colorato e dei pennini si creavano e si materializzavano quei racconti fantastici, mi faceva sognare, ed è in quei momenti che ho deciso che avrei fatto di tutto per diventare un pittore.

Quando è cominciata quest’avventura nell’arte?

La mia avventura nel campo dell’arte ma diciamo pure infatuazione è iniziata sin da bambino.
Quando dipingo, ed ho una tela sul cavalletto, la pittura è l’ostacolo più felice fra me e il mondo.

Cosa hai studiato e dove?

Dopo le scuole dell’obbligo, ho conseguito la maturità Scientifica e poi all’università mi sono iscritto, dando anche un bel po’ di esami, in Economia e Commercio; facoltà che ho poi abbandonato in quanto erano senz’altro gli studi più lontani rispetto alla mia inclinazione e personalità oltre che formazione.

Cosa ti ha spinto ad entrare nel mondo dell’arte e a seguire studi artistici?

I miei studi artistici, sono stati essenzialmente da autodidatta. Tuttavia ho avuto il grande privilegio di respirare i primi rudimenti artistici proprio a casa mia, attraverso mio padre. In seguito sono stato fortunato, durante le fasi di crescita artistica, ad essere circondato da amici pittori molto più anziani di me che mi hanno di fatto spronato ed aiutato a crescere stimolando in me creatività e passione. Ma uno degli aspetti più determinanti è stato il confronto sincero, diretto e costruttivo con questi amici pittori che nessuna scuola d’arte può insegnarti.

Come studente, qual è stata la lezione più importante che hai imparato?

Da un punto di vista tecnico ed emotivo è il capire ciò che si fa, osservare ed ancora osservare, essere umili ma non modesti. Tutto ciò ti permette di migliorare e correggere continuamente la tua esperienza artistica.

Come artista, cosa vuoi condividere con il mondo?

Attraverso la mia pittura mi basterebbe far innamorare chi osserva i miei dipinti e convincerli che oltre, il business, la TV, i cellulari c’è una una Città d’arte da scoprire, un Museo da visitare, una Galleria o Atelier d’arte da vivere con nuovi ed interessanti incontri a parlare sino a sera, della vita, dei quadri, della fascinazione dell’arte con un bicchiere di rosso fra le mani. Questo è il mondo che vorrei, molto più appagante dell’effimero. Bisogna solo scoprirlo e questo messaggio vorrei indirizzarlo sopratutto alle nuove generazioni.

Secondo te, da dove viene l’ispirazione?

Non credo eccessivamente all’ispirazione, viceversa credo molto nel lavoro, nella fatica del quotidiano e nel pensiero. Tantissimi sanno dipingere in maniera fantastica ma solo alcuni riescono a diventare artisti, la differenza sta nel cervello non nelle mani per quanto queste tecnicamente preziose possano essere.

Qual è l’elemento iniziale che innesca il processo creativo? E cosa ritieni sia più importante? Il
concetto, l’idea espressa, o il risultato estetico e percettivo dell’opera?

L’innesco creativo è la voglia di raccontare, il sogno del bambino che con pennelli e colori inizia a dar vita alla sua favola. Fisiologicamente il risultato estetico e percettivo dell’opera, a mio avviso, è il tramite per significare il messaggio artistico che si vuole evidenziare quindi lo ritengo fra i più importanti rispetto a quelli elencati nella domanda di cui sopra.

Quale fase dell’arte / creazione ti colpisce di più?

La fase che più mi affascina nella creatività di un lavoro ovviamente è l’idea, il pensiero, la progettualità iniziale e il grande entusiasmo che fa da propulsore per domare la tela bianca. Detto questo, un’altra fase molto appagante, la ritrovo ai due terzi del lavoro; infatti qui si incomincia ad intravedere il risultato finale ma c’è il pathos che un movimento sbagliato, una scelta errata possa modificare ed annullare il sogno intravisto. Questa incertezza è vita, è adrenalina di cui un pittore si deve nutrire.

Cosa si prova a manipolare la materia per creare un’opera pittorica?

Forse la manipolazione, come la fase orale del bambino, è fra quelle più appaganti.

Sin da ragazzino, vuoi per i mezzi limitati vuoi per gli insegnamenti ereditati dagli amici pittori più anziani di me, mi facevano partecipe delle varie ricette per fare i colori con le terre ed i pigmenti, per fare il medium migliore senza spendere cifre folli, come costruirsi un cavalletto da studio o ancora come tirare i fondi delle tele a base di olio di lino cotto e cementite; e ancora di come costruire un telaio e fare il tiraggio delle tele senza pieghe.

Da sempre mi sono ingegnato a costruire e/o modificare, là dove fosse possibile, le varie attrezzature da utilizzare per la pittura.

Ricordo che andavo nei negozietti chiamati di “roba americana” dove compravo la tela di cotone al metro, quella di lino neanche a pensarci, poi passavo alla bottega del falegname dove mi facevo tagliare dei tavoloni di abete a listelli e qui s’iniziava il lavoro propedeutico al dipingere.

Nonostante sia passato diverso tempo, continuo con grande piacere a “fare”, trovo l’aspetto manuale del fare tanto gratificante quanto l’approccio stesso alla pittura.

Per me sarebbe impossibile pensare ad una espressione artistica senza la manipolazione degli elementi e i mezzi che sono propri della pittura ad olio. Non potrei mai farne a meno.

Cosa pensi del mercato dell’Arte?

Questo è un argomento che mi è assai caro. La Tecnologia e la globalizzazione oltre all’aumento della popolazione mondiale ha creato una pletora di cosiddetti “Artisti” che per avere il famoso quarto d’ora di celebrità cit. di Andy Warhol, e pur di non sottrarcisi si rivolge al famoso mercato dell“arte, per avere un diploma di Maestro d’arte, una coppa o medaglia da mettere nella vetrina del salotto buono e assurgere così al riconoscimento ufficiale di Artista che non si accorge di bere il veleno dell’apparente legittimazione.

Altro aspetto che non condivido è l’affitto del famoso “chiodo” o affittacamere per fare in modo che tutti possano ammirare le proprie “Opere”. Gallerie a pagamento e targhe taroccate per dare patenti artistiche false come i soldi del Monopoli.

Naturalmente tutto a pagamento; a pagamento puoi costruirti una carriera artistica senza mai aver preso in mano un pennello, questo mi far star male ecco perché è un argomento che voglio mettere in risalto.

A tal proposito posso portare la mia esperienza di cinquant’anni di esposizioni in Personali sia in Italia che all’estero senza aver mai avuto bisogno di pagare né una lira né un euro.

Le opportunità ci sono, bisogna saper pensare, essere onesti con se stessi, non prendere scorciatoie e stare col sedere sullo sgabello e lavorare al cavalletto.

Se ci sono riuscito io a non pagare alcunché, possono riuscirci anche gli altri perché non sono né uno scienziato e né Picasso.

Perché pittura ad olio? Cosa rende speciale questo mezzo per te?

La pittura ad olio è il mezzo espressivo per antonomasia, è la regina del mezzo pittorico, è la storia dell’arte ed anche la mia storia, la storia con cui ho cominciato sin da ragazzino a costruire i miei sogni.

È difficile discorrere d’arte senza parlare di sé. Quanto c’è della tua storia, dei tuoi ricordi, della tua vita intima, nelle opere che realizzi?

Negli anni, i miei lavori si sono sempre articolati secondo sequenze narrative: talvolta sono “Le Finestre”, nature morte che si affacciano sempre oltre, altre volte sono le figure, altre ancora le Archeologie Industriali.

Negli ultimi dieci quindici anni è il ciclo delle Agavi il progetto che mi affascina totalmente ed è dalle “mie” agavi che mi piace pensare di essere stato scelto.

Secondo te qual è la funzione sociale dell’Arte?

L’arte è un mistero che coinvolge tutto il genere umano, è luce; ed anche chi non ne condivide la scintilla ne resta comunque fascinato ed intrigato. Oltre l’amore, nella vita, non vi è altra cosa che catalizzi quanto l’arte stessa.

Cosa dicono le tue opere? Quali messaggi vogliono comunicare?

Più che Opere, mi piace chiamarli lavori … lavori che ho realizzato durante una fase matura della mia vita artistica. Il tema che accomuna i dipinti sono le agavi rappresentate nei diversi momenti della loro vita, candelabri scolpiti dalla luce, foglie turchesi e rami secchi intersecati come reticoli infiniti, memorie di vita, allucinazioni del reale e pretesti per incidere nella tela gli aspetti del percettibile.

Il significato originario del nome di questa pianta deriva da una parola greca che significa “nobile, rispettabile” e questa espressione è particolarmente appropriata alla sua vita, infatti, si adatta a terreni arsi dal sole eppure produce foglie carnose e maestose e infine fiorisce dopo circa venticinque anni terminando il proprio ciclo vitale con la morte, come naturale metafora della vita dell’uomo. In esse vedo forza, attaccamento alla vita e bellezza.

Se “La bellezza salverà il mondo – Dostoevskij” voglio avere occhi capaci di coglierla ed è questo che vedo.

Le forme dell’agave sono quelle sviluppate all’aria aperta, in piena luce e di essa si nutrono. Ho raccontato i toni e i mezzi toni che si confondono, i tagli netti scolpiti nella luce, le velature….. e poi dall’analisi del reale, nella mia narrazione, l’oggetto scompare e lascia il posto al mezzo pittorico in spazi imbevuti di luci e restano solo colore e forma.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Sempre e solo agavi.

Agavi sempre uguali e sempre diverse a volte create attraverso lo sguardo sognante di un bambino a volte attraverso lo sguardo visionario del folle ed è così che nascono agavi figurate, distorte, linee di solo colore o cascate carnose di verdi turchesi deformi.

Il mio progetto futuro è solo adesso e in questo momento vorrei dedicarmi ad un progetto espositivo in Spagna, ma i tempi non sono così imminenti, con una personale dove possa portare, dopo Germania, Francia ed Inghilterra la mia fabbrica d’immagini.

Grazie Stefano

https://www.stefanomasili.it/

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Alessandro Pedroni

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Ciao, se mi leggi forse condividi con me l’amore per il disegno e la pittura e sei sempre alla ricerca di approfondimenti e nuovi stimoli, cosciente che c'è sempre ancora molto da scoprire. Mi piace condividere quello che ho imparato in una vita di mestieri fatti con la matita e i pennelli in mano, per questo insegno disegno e pittura da più di dieci anni e scrivo articoli sulla pratica del disegno e della pittura su questo blog.

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