Paolo Ferroni

Nome completo e professione

Paolo Ferroni
Sono nato a Roma il 18 luglio del 1953

Faccio il pittore, ma non mi posso definire “professionista”:   il professionista è colui che fa della sua attività un lavoro mirato principalmente alla remunerazione (che non è una cosa negativa…) e in quanto tale è in grado di soddisfare anche lavori su “commissione”.

Io, almeno per il momento, non sono in grado di soddisfare una richiesta che non rientri nei miei desideri e capacità e se un tema non mi piace, non lo faccio! Ad esempio, a volte mi capitano persone che mi chiedono di fare un ritratto a una persona cara, ma io non posso accontentare questa richiesta perché in questo momento non sarei capace!  

Che mestiere fai?  
Ho insegnato per 40 anni “disegno geometrico e st. dell’arte” in un liceo scientifico di Roma; dal primo settembre del 2021 sono andato in pensione e ho ripreso a dipingere.
Quello del “pittore” dovrebbe essere il mio mestiere ma io non lo considero tale!

Da dove vieni?
Sono di Roma, padre romano-scandrigliese e madre veronese.

Come, quando e perché è iniziato il tuo amore per l’arte? 
Sono nato in un ambiente favorevole: mia madre dipingeva e suonava, e queste sono da sempre le mie passioni. Mio padre era un bravo fotografo dilettante.

Anche la fotografia mi piace molto, ma siccome sono culturalmente e tecnicamente “antico”, ho quasi smesso di fotografare con l’avvento del “digitale”!

In questo periodo a volte pubblico delle foto che ho scattato, sviluppato e stampato alcuni anni fa e che mi sembrano meritevoli di essere condivise.

Quando è cominciata quest’avventura nell’arte?
Ufficialmente, quando mi sono inscritto al Liceo Artistico ed è iniziata con molte speranze.

Cosa hai studiato e dove? 
Liceo artistico di Roma e successivamente ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Via di Ripetta.

Cosa ti ha spinto ad entrare nel mondo dell’arte e a seguire studi artistici?
Diciamo che è stata una scelta spontanea, direi scontata: io e i miei genitori sapevano che avrei frequentato studi artistici e così è stato! Sin da bambino ho avuto una certa predisposizione per il disegno e a scuola non brillavo in nessun altra disciplina

In realtà NON sono mai entrato nel mondo dell’arte, perchè sono un tipo piuttosto timido e riservato, non riesco a intessere e mantenere relazioni sociali finalizzate!

Bisogna “saperci fare”, darsi da fare, frequentare quel mondo, stare in contatto con colleghi, critici d’arte, galleristi, mercanti ecc. 

Bisogna essere coraggiosi, avere una certa aggressività, conquistarsi le cose, muoversi in modo efficace e siccome io sono anche pigro, è un tipo di attività che non mi riesce bene.

Adesso ho in programma una mostra che sto preparando

Avrei bisogno di un tutore – mecenate che si occupi di me! Ma questo è molto improbabile.

Come studente, qual è stata la lezione più importante che hai imparato? 
La lezione più importante e formativa che ho ricevuto non ha riguardato imparare una o più tecniche artistiche ma il “clima” e l’entusiasmo che ho respirato in quegli anni scolastici sotto la supervisione di ottimi maestri e l’amicizia dei miei compagni pittori.  

Come artista, cosa vuoi condividere con il mondo? 
L’arte in qualsiasi forma sia espressa, è un atto comunicativo e in quanto tale completa il suo processo nella fruizione da parte del pubblico, che può essere più o meno attiva ma mai passiva.

A questo punto il discorso si complica da un punto di vista teorico e virando nella filosofia si amplia a dismisura; dico una cosa ovvia: mi piace condividere con gli altri il piacere delle cose che faccio. 

Secondo te, da dove viene l’ispirazione?
Bella domanda! Per Platone quella che i romantici chiamano ispirazione è un “divino invasamento” durante il quale l’artista entra in contatto con il MONDO delle IDEE! 

Probabilmente l’ispirazione nasce da un’esigenza creativa che è dell’uomo.

In generale tutte le attività umane implicano un fare creativo: un matematico, un fisico, uno scienziato, uno chef, un architetto, un imprenditore, un artigiano, uno stilista, un designer ecc, sono creativi e la loro creatività è orientata verso un fine preciso. 

Il fine dell’artista, secondo un pensiero che probabilmente finisce con l’800, è la ricerca del “BELLO”.

Qual è l’elemento iniziale che innesca il processo creativo? E cosa ritieni sia più importante? Il concetto, l’idea espressa, o il risultato estetico e percettivo dell’opera?
Non saprei dire con esattezza quale è questo elemento iniziale, sta di fatto che sento un impulso interiore, una spinta che mi dice di fare qualcosa. Di solito ho un idea, una tematica a carattere generale che mi spinge e che mi lancia la sfida: come la posso figurativamente realizzare?

Il concetto, l’idea, sono fatti profondi, sono come una massa magmatica indefinita e fanno parte della personalità. I temi e/o i soggetti che ne scaturiscono (ad esempio un ritratto, un racconto mitologico, un fatto storico, un episodio di cronaca ecc), sono come dei pretesti, degli spunti….

Quale fase dell’arte / creazione ti colpisce di più?
Quando, superato il momento iniziale di vuoto (che può anche essere di alcuni giorni) durante il quale ancora non ho le idee chiare, comincio a intravedere una strada percorribile. 

Perché hai scelto un’arte visiva?
Fin da bambino ho manifestato interesse e inclinazione per il disegno, attitudine direi, ma non talento! Il talento è un’altra cosa

Dall’adolescenza in poi però devo dire che anche la musica ha esercitato in me una grande attrazione: sarei voluto diventare un chitarrista, ma con gli anni mi sono reso conto che la strada sarebbe stata troppo lunga e faticosa!

Ci vuole anche “talento”, altrimenti non vai da nessuna parte!  Andando su Youtube capita di vedere dei bambini di 5/6 anni che già suonano gli strumenti esibendo una tecnica mostruosa: io per raggiungere un livello tecnico accettabile studiavo 8 ore al giorno!

Cosa si prova a manipolare la materia per creare un’opera plastica o pittorica? 
E’ quello che in filosofia si chiama “PIACERE ESTETICO” e riguarda sia chi produce un’opera, sia chi la fruisce ed è un piacere disinteressato.  Un panorama, dei colori organizzati formalmente, una sequenza di suoni e tante altre cose che noi possiamo fruire producono uno stato d’animo positivo, un piacere interiore. Questo piacere passa attraverso la percezione sensoriale, principalmente della vista e dell’udito

Personalmente, posso avere solo una vaga idea di quello che voglio fare e il risultato finale è sempre una “sorpresa” anche per me stesso! Se il lavoro funziona la sorpresa è piacevole altrimenti no.

 Infatti sono tendenzialmente frettoloso e questo mi può portare a fare degli errori che difficilmente riesco poi a correggere. Diciamo che con la maturità ho imparato a controllare in parte la mia “fretta” di completare il lavoro il prima possibile.

Se la mettiamo su un piano religioso diciamo che l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, sente l’esigenza della creazione e di lasciare una testimonianza di sé

Pareyson che è un filosofo italiano, parla di “teoria della formatività”: che sarebbe un’esigenza (biologica?) dell’uomo nel voler dare forma a qualcosa

Quale tecnica di disegno o pittura preferisci? Cosa rende speciale questo mezzo per te?
Innanzitutto in questo periodo sono appassionato dall’”en plein air” e di conseguenza prediligo le seguenti tecniche attraverso le quali, sento di esprimermi meglio e con una maggiore libertà espressiva:

1) MATITA-CARBONCINO nelle gradazioni che vanno dal duro al soft. Riesco a tradurre con una certa immediatezza quella che è una mia prerogativa: l’amore per i contrasti chiaroscurali attraverso un segno spontaneo e un pò irruento, a volte quasi scarabocchiato direi!

2) anche l’ACQUARELLO mi piace molto, che però non uso secondo la tecnica ortodossa ma a modo mio…. Mi piace perché asseconda il mio temperamento e mi permettere di aggiungere, controllare, modificare, partendo da un leggerissimo abbozzo (sempre ad acquarello) e un po alla volta attraverso le velature, aggiungo, sovrappongo, intensifico.

In passato mi piaceva molto l’olio, ma per ora e per una serie di motivi, l’ho sostituito con l’acrilico (che mi piace molto di meno…). Ma probabilmente perché non lo so usare…

È difficile discorrere d’arte senza parlare di sé. Quanto c’è della tua storia, dei tuoi ricordi, della tua vita intima, nelle opere che realizzi?
Attraverso l’arte esprimiamo noi stessi, manifestiamo all’esterno la nostra visione delle cose, del mondo. Questo fatto può essere più o meno diretto e consapevole (come ad esempio in un libro autobiografico o in un lavoro surrealista che viene da un sogno, in una poesia ecc) oppure indiretto: io parlo di me attraverso il mio “stile”, il disegno e il “segno”, la forma che do ai colori, la composizione, i contrasti e gli accostamenti, la scelta dei temi, ecc.

Qual è l’importanza di trasmettere la conoscenza artistica alle nuove generazioni?
La conoscenza artistica, come tutte le forme di conoscenza, rientra nella cultura dell’uomo e costituisce un riferimento fondamentale per i giovani e non solo, oggi più che mai, non tanto da un punto di vista nozionistico quanto della costruzione della personalità!

Secondo te qual è la funzione sociale dell’Arte?
Domanda difficile! Se l’uomo a partire dal “Sapiens” ha sempre disegnato (ma non solo) vuol dire che una funzione legata alla collettività ci deve essere!

Sicuramente fino alla metà dell’800 le arti figurative sono servite a “rappresentare” e raccontare; dopo il discorso è cambiato….

Cosa dicono le tue opere? Quali messaggi vogliono comunicare?
Nel tempo ho attraversato diversi stili e tematiche: espressionismo, astrazione, astratto, segno e materia. Il discorso credo che sia estetico, cioè legato alle sensazioni che un’immagine può suscitare nell’osservatore (compreso l’artista stesso…).

Queste sensazioni però non rimangono in superficie ma creano “simboli”, che agiscono solo in parte a livello conscio perché in realtà vanno in profondità. Nel momento stesso in cui riusciamo a svelare il significato di un simbolo, questo diventa “segno” e perde la sua forza propulsiva e profonda.

E’ come nel linguaggio verbale: una parola è solo marginalmente “descrittiva” perché rimanda ad una serie di significati e allusioni, i quali significati, rimandi e allusioni se ne portano appresso altri.

Quale messaggio personale vorresti lasciarci?
Spero di fare in tempo a realizzare almeno una parte di quello che ho in mente!

Grazie Paolo

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