Lo Zen del vedere-disegnare

Questa settimana voglio presentare un libro che credo sia molto importante per un artista figurativo: The Zen of Seeing,. La lettura di questo testo ti farà scoprire come entrare in contatto con l’artista creativo che abita in tutti noi.

Prefazione

Questo libro è scritto a mano perché – in questo modo – è come una lettera d’amore, e le lettere d’amore non si scrivono a macchina da scrivere o computer.

Può darsi che in questo modo andremo un po’ più piano, sia io a scrivere che voi a leggere, ma non c’è fretta.

Per quello che voglio condividere ci vorrà un lungo periodo di esperienza.

Scrivo in prima persona singolare ma ti invito a pensare che quando dico io in realtà voglio dire tu.

Pensandoci bene
tra me e le altre persone
Non c’è differenza
Perché non c’è mente
Separata dalla mente
                  Ikkyu (quindicesimo secolo)

 

Introduzione

Un esperimento nella visione che diventò “una esperienza indimenticabile”

La lettera mi invitava a tenere quello che era definito “un workshop”.

Il tema era: “Creatività in un ambiente non creativo”, qualsiasi cosa significasse questa espressione. Accettai per una serie di ragioni diverse – e non tutte nobili.

Ma poi, la data di inizio si avvicinava ed era sempre più difficile dare forfait.

Diventai nervoso, non avevo mai tenuto un seminario del genere, per un intero weekend in un “Campus”: figuriamoci.

Che cosa sarei andato a fare? Circa sessanta e più persone di età tra i diciotto e i sessantaquattro anni si erano iscritte e avevano pagato per partecipare al workshop.

In che modo sarei riuscito a tenere tutta quella gente occupata o anche solo sveglia per quei due giorni e mezzo?

Preparai febbrilmente delle letture e un pacco di diapositive sull’arte da usare come materiale per sedute di “domande” e “discussioni”.

Avrei voluto introdurre l’argomento con un resoconto riguardo alle relazioni tra il disegno, la pittura e la scultura.

Ma venne fuori qualcosa di completamente differente.

In quella prima lettura iniziai ponendo retoricamente la domanda: “Chi è l’uomo, l’artista?” la mia risposta fu che esso era “Il nucleo incontaminato di ogni essere umano, prima che venga soffocato da scuola, addestramenti, condizionamenti, al punto che l’arte che vive in ciascuno di noi si accartoccia e viene dimenticata”.

Anche in un artista preparato professionalmente per essere cosciente della propria “creatività” questo nucleo incontaminato si accartoccia per lasciare il posto allo “stile personale” nel fuoco della competizione per essere “in”.

Ma poi, aggiunsi che quel nucleo, non è mai ucciso completamente. A volte esso risponde al richiamo della Natura, della bellezza, della Vita, rendendoci improvvisamente consapevoli di essere in presenza di un Mistero che confonde la comprensione e che deve solo essere intravisto per rinnovare il nostro spirito e renderci coscienti che la vita è un dono supremo.

Molti anni di pratica dello zen mi hanno reso risvegliato all’esperienza di questa apertura alla vita.

All’improvviso notai che i volti stranieri di fronte a me iniziavano a sembrare menp strani. Avevo stabilito un contatto e incoraggiato da questo rapporto, dimenticai i miei appunti – tanto attentamente preparati – e iniziai a parlare liberamente del processo della visione, del processo del disegnare da considerare come “La Via del Vedere”.

Qualcosa che io chiamai VEDERE/DISEGNARE (coniai questa definizione all’impronta), e incominciai a mostrare la possibilità che questo VEDERE/DISEGNARE, fosse una via di meditazione, un modo per entrare in contatto intimo con il mondo visibile che ci circonda, e attraverso esso … con noi stessi.

Un “ambiente non creativo” è quello che costantemente ci bombarda, dissi, sovraccaricando la nostra coscienza con disturbi, agitazione e stimoli visivi.

Una volta che noi potessimo allontanare queste distrazioni, trovando una via di “concentrazione” di “centratura”, lo stesso ambiente diventa di nuovo “creativo”.

VEDERE/DISEGNARE può essere quella via di concentrazione per sfuggire dal sovraccarico del nostro “centralino mentale”. Costituisce un’isola di silenzio, un’oasi di attenzione indivisa, un ambiente di recupero e guarigione. 

Durante la fase delle domande che seguì, scoprii che sebbene nel mio laboratorio ci fosse un designer di tessuti, alcuni insegnanti e varie persone che confessarono di dilettarsi nella pittura, c’erano anche diversi artisti non professionisti.

Uno degli insegnanti disse: “Mi piacerebbe veramente molto provare il tuo medodo VEDERE/DISEGNARE, ma come diavolo inizio? Non sono capace di tracciare nemmeno una linea dritta!”

“Te lo mostrerò domani mattina” promisi, perche essa mi aveva appena dato un’idea – l’idea che sta alla base di questo libro.

Il mattino successivo – era una soleggiata giornata di primavera – distribuii degli economici blocchi da disegno e matite e trasferri il mio laboratorio nel giardino del college.

Chiesi ai partecipanti di sedere da qualche parte sul prato. Dovunque volessero, a patto di lasciare almeno un paio di metri di spazio tra loro. Senza parlare, semplicemente seduti e rilassati.

“Ora metti a fuoco una qualsiasi cosa capiti sotto i tuoi occhi. Che sia una pianta, un albero o magari un semplice frammento di erba. Poi chiudi gli occhi per i prossimi cinque minuti”.

“Ora, apri gli occhi e concentrati di nuovo su quello che avevi osservato in precedenza – quella pianta, quell’albero o quel dente di leone. Guardalo negli occhi, fino a quando non ti restituisca lo sguardo. Senti di essere solo, a tu per tu con esso sulla terra! Come se quella fosse la cosa più importante dell’universo, che contenga tutti gli enigmi della vita e della morte. È così! Non stai più guardando, stai VEDENDO …“.

“Prendi la matita, in modo rilassato. Mentre mantieni lo sguardo a fuoco permetti alla matita di seguire e tracciare sulla carta quello che gli occhi percepiscono. Sentiti come se, con la punta della tua matita, stessi carezzando i contorni, l’intera circonferenza di quella foglia, quel filo d’erba. Lascia semplicemente che la tua mano si muova.

Non controllare quello che si viene realizzando sulla carta, non importa affatto! Se la tua matita finusce fuori dalla carta va benissimo lo stesso! Puoi sempre ricominciare di nuovo da qualche parte. L’unica lcosa importante è non lasciare che i tuoi occhi si domandino che cosa stanno guardando e che la matita non abbandoni il foglio. Ma soprattutto non provare troppo duramente, non “interpretare” cio che stai disegnando, non giudicare ne pensare, semplicemente lascia che la mano segua ciò che l’occhio vede. Lascia che lo sguardo accarezzi …”

Essi sedettero, guardarono … e disegnarono per ore, fino a ora di pranzo, come bravi bambini.

Io mi aggirai tra loro per un po’, indicando un ricciolo, uno svolgersi, una caduta, un avvizzimento, una ramificazione, uno sforzo, un brancolare …

Una tipa pretenziosa con gli occhiali da gufo stava facendo un’astrazione estrema. Provai a parlarle, invitandola ad usare i suoi occhi: “Per favore, cerca di renderti conto che non stai ‘facendo una immagine’ non stai cercando di essere ‘creativa’. Noi stiamo semplicemente facendo un esperimento del processo di VEDERE con una attenzione indivisa. L’esperimento avrà successo se tu avrai successo nel sentire che ti sei diventata quel filo d’erba o quella margherita, a prescindere da ciò che si potrà vedere alla fine sulla carta”.

Poi per un po’ mi dimenticai di loro, perché scoprii un meraviglioso e peloso bruco su una foglia. Non riuscii a resistere e mi persi nella osservazione.

Durante il pranzo, i partecipanti al laboratorio, decisero all’unanimità di proseguire l’attività anche nel pomeriggio.

“Fantastico!” risposi “e poi faremo una mostra, stasera! Ma una mostra strettamente anonima. Non firmate i vostri disegni. Voi riconoscerete il vostro tra gli altri e questo è tutto ciò che serve. Nessun premio, nessuna menzione onoraria! Attacchiamo i disegni sulla bacheca della caffetteria o attacchiamoli sui muri.

Io me ne andrò in giro e vi dirò che cosa noto in essi, dopo di che avremo una discussione generale riguardo a questo esperimento”.

Una giovane donna chiese: “Perché questa cosa mi spaventa tanto?”

“Può darsi che tu tema di aver realizzato un opera ridicola e che quelle di tutti gli altri siano molto meglio! O forse ti spaventa essere tutta sola con la tua opera, senza il supporto di radio o televisioni, senza la critica. Sola al mondo con il tuo fili d’erba, sola con i tuoi occhi …”.

I disegni sono stati rivelazioni, tanto quanto i commenti fatti dalle persone che li hanno realizzati. C’era un un disegno di un salice che era tanto sgraziato quanto adorabile. Il salice danzava come una prima ballerina, o meglio, danzava come solo un salice sa danzare.

La donna che lo aveva disegnato aveva i capelli bianchi ed era sulla sessantina. “Non riuscirò mai a capire come sono riuscita a fare questo disegno!” disse “ho cercato di fare quello che suggerivi e, semplicemente tutto è successo da se! Non avevo mai più disegnato, d quando avevo finito le scuole”.

Quello che “non sapeva disegnare nemmeno una semplice linea dritta” avev tracciato una complessa zolla di fiorellini, con un segno spigoloso di una sensibilità squisita.

La ragazza del disegno astratto aveva condinuato ad insistere nei suoi snosi triangoli, ma un altro partecipante aveva detto: “Ho coltivato geranei per trent’anni, eppure – che lo crediate o no – non mi ero mai reso conto di quale era il vero aspetto di un geranio, in che modo era fatto, prima di averne disegnato uno oggi”. (Il suo disegno aveva una rassomiglianza veramente scarsa con un qualsiasi geranio, passato o presente, ma alla fine noi non avevamo alcuna intenzione di fare “arte” quanto quella di sperimentare il senso della visione).

Una donna disse: “Sono una vedova e vivo sola, e spesso provo la solitudine. Oggi ho scoperto che se riesci a vedere realmente le cose che ti circondano, non ti sentirai più sola, mai più. Anche se potrei non essere mai brava in questo, continuerò a disegnare!” E un altro: “Ho dipinto per anni. Ho esposto in mostre, ma l’esperienza di oggi mi ha veramente meravigliato e stupito. È come se finora avessi ingannato me stesso, come se non avessi mai visto, ne avessi mai davvero usato i miei occhi. Ad ogni modo, è stata un’esperienza indimenticabile!”

Tutti furono d’accordo: “Una esperienza meravigliosa!”

In questo ventesimo secolo (ma anche nel ventunesimo), smettere di correre, sedere sull’erba, spegnere il mondo e tornare sulla terra, permettere allo sguardo di vedere un salice, un cespuglio, una nuvola, una foglia, è “un’esperienza indimenticabile”

 

 

Devo proprio consigliarti di acquistare The Zen of Seeing, Se ami il disegno e la pittura questo libro ti propone un esperienza unica. Una disciplina spirituale, un “metodo Zen” su misura per un artista che vuole ricercare in profondità l’essenza delle arti figurative, attraverso una contemplazione con cui tutte le cose sono rese nuove e il mondo appare come appena vissuto in ogni momento. Un noto artista olandese offre il suo concetto di vedere e disegnare come disciplina per la riscoperta del mondo, e come via di guarigione grazie allo Zen.

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Alessandro Pedroni

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Ciao, se mi leggi forse condividi con me l’amore per il disegno e la pittura e sei sempre alla ricerca di approfondimenti e nuovi stimoli, cosciente che c'è sempre ancora molto da scoprire. Mi piace condividere quello che ho imparato in una vita di mestieri fatti con la matita e i pennelli in mano, per questo insegno disegno e pittura da più di dieci anni e scrivo articoli sulla pratica del disegno e della pittura su questo blog.

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