Intervista a Giorgio Corso

Nome completo e professione.
Giorgio Corso Faccio l’insegnante, ex impiegato amministrativo in un’azienda di materiale per edilizia, ex contabile in un’ agenzia di software, ex dipendente in uno studio commercialista.

Da dove vieni?
Da Cagliari, di origini arburesi da parte di madre, cagliaritano verace da parte di padre.

Come, quando e perché è iniziato il tuo amore per l’arte?
Non saprei dire quando è iniziato. Con consapevolezza di fare parte in qualche modo di questo mondo come fruitore o come protagonista, direi dall’età di circa 20 anni; ma la passione è iniziata molto prima (10-12 anni), se intendiamo parlare di attrazione per le opere e per il lavoro dei grandi artisti. Ricordo con piacere che rimasi incantato a guardare una lunghissima intervista trasmessa dalla RAI a Giorgio De Chirico, che dipingeva in diretta Il sole sul cavalletto. Era il 1973 e avevo 12 anni.

Quando è cominciata quest’avventura nell’arte?
Nel mio palazzo viveva un pittore che di cognome faceva Guttuso, come il celebre artista siciliano. Lui aveva lo studio sottocasa nel cortile del palazzo e dipingeva spessissimo nel tempo libero. Per noi ragazzini era una specie di mago che trasformava una tela bianca in un paesaggio, in una natura morta o in un ritratto. L’odore della trementina e dell’olio di lino contribuiva a creare l’atmosfera. Più tardi intorno ai vent’anni conobbi Gianni Ledda, noto Janot in quanto nato in Francia, il mio vero maestro. Un pittore cubista bravissimo, che mi diede mille consigli importanti. Mi diceva sempre: Giorgio, io non ti dico cosa devi fare, deve venire fuori dal tuo cuore e dalla tua mano. E un giorno: Giorgio perché non diventi un cubista? Morì giovanissimo, quando un tumore lo strappò alla vita. E a quel punto io pensai, anche se non avevo più possibilità di dirglielo: hai visto, Janot? Forse ti ho accontentato. Gli sarò eternamente grato e ancora mi manca molto. Infine, ma all’apice dei maestri, metto mia madre, anch’ella pittrice. Di lei ormai conservo solo i quadri.

Cosa hai studiato e dove?
Sono del tutto autodidatta, ma ho studiato moltissimo. Ho letto come un matto e visitato i musei di mezza Europa. Ho osservato e studiato un milione di quadri, cercando di carpire i segreti dei grandi artisti. Ho analizzato i colori, il disegno, il chiaroscuro, gli accostamenti e la tecnica. Quando a Madrid vidi Guernica, feci suonare l’allarme, perchè ho l’abitudine di accostare l’occhio a due centimetri dalla tela, per rubarne i segreti: due custodi quasi mi saltarono addosso. E naturalmente continuo a studiare e sperimentare. E’indispensabile, vitale e naturale per un artista.

Cosa ti ha spinto ad entrare nel mondo dell’arte e a seguire studi artistici?
Dopo il diploma ho studiato Economia a Cagliari e Scienze Politiche dopo il 2000, la prima laurea per convenienza, la seconda per passione. Sono state splendide soddisfazioni, che ho messo a frutto nel mondo del lavoro. Studi universitari improntati al diritto, all’economia e alle scienze sociali, che mi hanno semplificato la vita, la conoscenza e la mente. Ma nulla hanno aggiunto ovviamente alla mia fame di studiare arte e tecnica pittorica. Ho seguito pertanto la passione in maniera autonoma e autodidatta, verso un mondo sognante, fantasioso e appagante, dove potevo inseguire il mio desiderio di creare qualcosa che prima non esisteva. La seduzione dell’arte è stata fulminante: potevo essere il creatore della mia vita.

Come studente, qual è stata la lezione più importante che hai imparato?
Sono ancora uno studente, ogni artista lo è. Le lezioni che ho ricevuto sono di varia natura. Di esse vorrei ricordare tre categorie: le porte chiuse in faccia, le critiche negative e le delusioni. Le prime rendono forti, le seconde ti fanno crescere, le terze ti conservano umile.

Come artista, cosa vuoi condividere con il mondo?
Mi fa immenso piacere che una persona sia interessata alle mie opere, che venga a vederle alle mostre o che voglia averle appese nel suo salotto. Aldilà del fatto materiale, mi rende felice riuscire a trasmettere un pensiero, una sensazione, un’atmosfera con il linguaggio dell’arte. Comunicare senza parlare è stupendo.

Secondo te, da dove viene l’ispirazione?
E’ una domanda difficile che sfiora il misticismo. E’ la psiche che si materializza. E’un prigioniero che evade. E’ un canto di libertà. L’ispirazione appare, scompare e riappare. E’ come nei corsi e ricorsi storici.

Qual è l’elemento iniziale che innesca il processo creativo? E cosa ritieni sia più importante? Il concetto, l’idea espressa, o il risultato estetico e percettivo dell’opera?
Per il mio modo di lavorare direi il risultato percettivo, sebbene esso sia la necessaria conseguenza del concetto. Alla base ovviamente c’è un’idea che occorre trasmettere con la tecnica. Sono tanti anelli di una sola catena, se si spezza un anello essa non crea la connessione tra l’artista e le persone.

Quale fase dell’arte o della creazione ti colpisce di più?
Il momento ispirativo, quando la mente ti fulmina e ti dice: sono qui, non cercarmi più, devi solo farmi uscire.

Perché hai scelto le arti visuali?
Le arti visuali sono democratiche e alla portata di tutti. Si può creare con tutto quello che ci circonda; persino coi rifiuti materiali del distorto consumismo. Nel mio caso mi basta una tela bianca, un mobile d’artista e i colori primari. Ma vi sono sicuramente artisti che assemblano parti di vecchi elettrodomestici rotti.

 

Cosa si prova a manipolare la materia per creare un’opera plastica?
E’ come prendere in giro la realtà. Far apparire tridimensionale un’ immagine bidimensionale. Il dipinto su tela è una scultura, l’opera plastica per eccellenza; le luci e le ombre sono in grado di costruire tutto ciò su due dimensioni, ma farne apparire tre come se fosse la Pietà di Michelangelo. Cosa c’è di più entusiasmante?

Perché pittura ad olio? Cosa rende speciale questo mezzo per te?
Le sue qualità conservative lo rendono speciale, rispetto ad altre tecniche. Noi conserviamo ancora oli dipinti tanti secoli fa e il fatto che un quadro possa esistere (se ben conservato) anche per centinaia di anni, mi consola, mi aiuta e m’incoraggia. Io uso anche l’acrilico e la tecnica mista, ma riconosco che l’olio ha un fascino incredibile. Sulle sue qualità espressive e creative non mi dilungo perchè sono infinite.

È difficile discorrere d’arte senza parlare di sé. Quanto c’è della tua storia, dei tuoi ricordi, della tua vita intima, nelle opere che realizzi?
Adoro l’Arte a 360 gradi, da Raffaello ai dadaisti, da Giotto ai surrealisti, da Renoir alla Pop Art. Amo Lucio Fontana e la Fontana di Duchamp, ma sono opere lontane dalla mia ispirazione e dai miei desideri. Non riesco a dipingere ciò che non mi emoziona, che non ha origine nel ricordo o nelle atmosfere vissute, che ha colpito la mia sensibilità, che ho conservato dentro una nicchia del cuore e che prima o poi verrà fuori. Trasferire in una tela una porzione di psiche, un momento della mia vita o una visione della mia città è il mio scopo.

Qual è l’importanza di trasmettere la conoscenza artistica alle nuove generazioni?
Per lavoro incontro ogni anno centinaia di giovani e ho maturato la convinzione che non sia facile trasmettere ciò che è immateriale, in un materialistico mondo giovanile di consumismo malato. Ma non possiamo non provarci, a rischio di fallimento, dobbiamo trovare la chiave per farli entrare in un mondo diverso, dove si parla senza bisogno di cellulari, di social network e di rapporti virtuali. E se abbiamo successo i giovani capiscono che è fantastico comunicare con I girasoli di Van Gogh, la Venere di Milo o la Sagrada Familia.

Secondo te qual è la funzione sociale dell’Arte?
E’ la funzione consolatoria della vita, spesso amara, poichè se una persona la sa apprezzare come artista o come fruitore, regala serenità, gioia e appagamento. Ma per avere una funzione sociale dovrebbe essere di massa, mentre mi spiace anche affermarlo: l’Arte è per sua natura elitaria.

Cosa dicono le tue opere? Quali messaggi vogliono comunicare?
Spero che le mie opere parlino da sole e che riescano a fare da tramite tra me e chi le guarda. Sono come pensieri sospesi, che per essere consegnati hanno bisogno di due sensibilità compatibili.

Quale messaggio personale vorresti lasciarci?
Amici miei criticate pure i miei quadri, ma non ignorateli.

Sito web https://giorgiocorso.wordpress.com/

Ultima mostra: https://giorgiocorso.wordpress.com/2020/02/27/det-tagli-di-giorgio-corso-la-nuova-mostra-inaugurazione-7-marzo-2020/

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Alessandro Pedroni

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Ciao, se mi leggi forse condividi con me l’amore per il disegno e la pittura e sei sempre alla ricerca di approfondimenti e nuovi stimoli, cosciente che c'è sempre ancora molto da scoprire. Mi piace condividere quello che ho imparato in una vita di mestieri fatti con la matita e i pennelli in mano, per questo insegno disegno e pittura da più di dieci anni e scrivo articoli sulla pratica del disegno e della pittura su questo blog.

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