Consigli per la pittura a olio in montagna

Traduco liberamente e distribuisco l’articolo originale di Cristpher Volpe

Kathryn Stats ha affinato una percezione acuta del paesaggio e dell’essenza stessa della natura, passeggiando attraverso la campagna dello Utah in sella al suo cavallo durante la giovinezza. Questo amore per il paesaggio si è trasformato in uno studio assiduo sotto la guida di artisti rinomati nella vibrante comunità di Salt Lake City, per un arco di vent’anni che ha plasmato il suo stile e la sua visione.

Il suo approccio artistico, pragmatico e penetrante, cattura l’essenza robusta e vivida delle montagne. Nelle sue opere, le ombre sono tessute con profondità e sfumature intense, mentre la luce, sapientemente distribuita nelle fasi finali della pittura, danza sulla tela con gesti rapidi e decisivi. Questi tocchi di luce, applicati con un gesto sicuro e leggero, portano alla vita la tela con una spontaneità che sembra quasi casuale, come dimostra la fresca vivacità dell’erba in “High Mountain Valley”.

Non lasciarti scoraggiare se non ottieni immediatamente la stessa maestria di Kathryn Stats. La bellezza della pittura ad olio risiede nella sua generosità: offre la possibilità di correggere, miscelare e sovrapporre i colori. Se il primo tentativo non va come previsto, c’è sempre spazio per modulare l’intensità cromatica, alleggerire i toni e sperimentare con audacia la tecnica della “bravura” a colpo singolo, finché non si raggiunge l’effetto desiderato.

La rappresentazione artistica della natura, sia che derivi dall’osservazione diretta, dalla memoria o da riferimenti esterni, può essere elevata notevolmente dal gioco contrastante tra luci e ombre. Questa dinamica non solo aggiunge profondità e realismo alla composizione, ma guida anche l’occhio dello spettatore in un viaggio visivo attraverso l’opera. Prendendo ad esempio “Paradise in West Glacier”, rifletti su come il tuo sguardo si muova nell’opera e su come il gioco di chiaroscuri influenzi questa danza visiva.

Kathryn Stats, “Paradise In West Glacier”, olio, 18″ x 24″

Kathryn Stats nutre incessantemente la sua visione artistica attraverso l’esplorazione di nuove tematiche e la pittura in luoghi inesplorati. La sua passione l’ha portata a viaggiare e a immortalare con i suoi pennelli le affascinanti coste della California e dell’Oregon, insieme a destinazioni pittoresche come l’Alaska, la Russia, la Spagna, l’Italia, la Francia e il Portogallo.

“Mi impegno a non accomodarmi mai su temi o tecniche specifici,” confessa Kathryn, “perché ritengo che la routine sopisca la creatività. È per questo che sono costantemente alla ricerca di nuovi orizzonti.”

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Nel suo corso online dedicato alla pittura di paesaggi montani, Kathryn condivide il suo approccio “en plein air”, utilizzando come riferimento sia bozzetti realizzati sul campo sia immagini digitali. La sua tecnica distintiva, che prevede l’uso sia della spatola sia, soprattutto, di pennelli a setole, è messa in mostra con grande maestria.

Ella descrive con precisione la sua palette cromatica, essenziale per ricreare il realismo e la maestosità delle sue scene montane. Kathryn esplora inoltre il ruolo cruciale della prospettiva aerea nel conferire profondità tridimensionale alle sue opere, senza però rinunciare alla fluidità espressiva della pennellata. L’artista si dedica a un continuo processo di valutazione e aggiustamento delle proporzioni cromatiche e dei valori, in un bilanciamento armonico.

Passando a Tim Deibler, il suo stile sembra incarnare un ulteriore aspetto dell’arte en plein air: la capacità di catturare l’essenza effimera e vibrante della natura sotto l’incessante mutare della luce. Nei suoi quadri, un palpabile senso di dinamismo avvolge l’osservatore, trascinandolo nei ritmi e nella bellezza inebriante del paesaggio.

Tim Deibler, uno scorcio en plein air di 12,7×17,8 centimetri, che dimostra l’abilità dell’autore nella resa del colore, della luce e dell’energia della vita all’aria aperta

Tim Deibler dipinge con un ritmo incalzante, concedendo ai suoi pennelli la libertà di esprimere il fugace istante catturato. La sua arte si nutre di luce, giocando con le sfumature create dal momento del giorno, la stagione, persino l’altitudine del paesaggio che osserva e trasporta sulla tela. Nel suo universo creativo, la vitalità di ogni pennellata, intenzionalmente diretta, anima la tela: queste tracce di colore si incontrano e si scontrano, in un balletto di tensioni e armonie che dà vita a un affresco dinamico di movimento e quiete.

“Ogni volta che mi affaccio alla finestra o passeggo all’aperto, mi sento avvolto dall’abbraccio delle montagne,” confida. “Per me è naturale cogliere le mutevoli emozioni e le delicate variazioni del paesaggio.” L’aspirazione di Deibler è quella di immortalare l’essenza di ciò che vive e respira nella natura, desiderando che chiunque osservi le sue opere possa sentirsi invogliato a dire: “Vorrei essere proprio lì, in quel luogo.”

Tim Deibler al lavoro.

Cresciuto nelle distese dell’Oklahoma, Tim Deibler ha scoperto il suo amore per i paesaggi mozzafiato e, in particolare, per le cime vertiginose delle montagne, durante l’infanzia, grazie al film “The Mountain” del 1956, che ha acceso in lui una scintilla indelebile. La sua vocazione per la pittura paesaggistica prese forma all’età di tredici anni, momento in cui gli venne donata una copia di “Scrambles Amongst the Alps”, opera del celebre alpinista ottocentesco Edward Whymper. Questo testo non solo ampliò i suoi orizzonti mentali ma seminò in lui il desiderio di affrontare personalmente le sfide e le meraviglie delle montagne.

L’opportunità di avvicinarsi a queste muse naturali si presentò nel 1999, quando Deibler e la sua famiglia si trasferirono nel Colorado meridionale. Qui, immerso in un ambiente dominato dalle maestose vette, trovò una fonte inesauribile di ispirazione. Le montagne divennero non solo lo sfondo ma anche i protagonisti principali della sua arte, influenzando profondamente il suo percorso creativo e la sua evoluzione come artista paesaggista.

Tim Deibler, Tra i ghiacciai, olio, 22,9×30,5 centimetri.

In un’opera come quella menzionata, le interazioni tra luci e ombre non fanno solo emergere la tridimensionalità delle montagne, ma sono proprio le sfumature di chiaroscuro a dirigere l’attenzione, creando percorsi visivi che l’occhio desidera seguire. Eppure, c’è un ulteriore livello di dinamismo che va oltre la semplice composizione delle forme: il vibrante gioco delle pennellate di Tim.

Il diagramma a cui si fa riferimento, con le sue linee verdi che schizzano le direzioni delle pennellate, rivela un aspetto fondamentale dell’arte di Deibler: ogni tratto di pennello, visibile sulla tela, contribuisce a un ritmo visivo che è quasi palpabile. Non si tratta solo delle forme rappresentate, ma del modo in cui la pittura stessa, attraverso le sue pennellate, invita lo spettatore in una danza di movimenti e risposte. Questo dinamismo, questa “superficie attivata”, è ciò che conferisce all’opera un’energia e una vita che trascendono la mera rappresentazione del paesaggio. È un eccellente esempio di come il gesto pittorico possa trasformare una superficie piatta in un teatro di espressione emotiva e cinetica.

Linee di forza

L’approccio incisivo e la pennellata sciolta di Deibler trasmettono con maestria un senso di freschezza e spontaneità, evocando movimento ed energia pura. La sua destrezza nel dipingere rapidamente gli offre l’opportunità unica di creare più opere in una singola giornata, dal sorgere al calare del sole, catturando le sottili trasformazioni della luce e dell’atmosfera. Questa pratica gli permette di assemblare, se lo desidera, una sequenza di dipinti realizzati en plein air che, pur essendo compatti, racchiudono l’essenza mutevole di una giornata intera trascorsa in un unico luogo. Questa capacità non solo dimostra la sua agilità tecnica, ma riflette anche un’intima connessione con l’ambiente circostante, permettendogli di tradurre le effimere variazioni di luce e colore in un dialogo visivo che parla direttamente all’anima dello spettatore.

Nel dipingere le maestose montagne, ci si può facilmente lasciare incantare dalle loro imponenti vette e dalle imponenti forme che si stagliano contro il cielo. Tuttavia, Paul Kratter ci ricorda che c’è un elemento cruciale che spesso sfugge alla nostra attenzione: il design. Questo componente, benché meno evidente, è fondamentale per la realizzazione di un’opera paesaggistica di montagna che possa dirsi veramente compiuta.

Tim Katter e la progettazione della composizione

La progettazione non è solo un aspetto secondario; è la colonna portante su cui poggia l’intero dipinto. È il design che guida l’occhio dello spettatore attraverso il quadro, che bilancia composizione e colori, e che infonde profondità e significato all’intera scena. Kratter ci insegna che dedicare attenzione alla progettazione significa curare l’ossatura invisibile dell’opera, rendendola solida e armonica, capace di evocare emozioni e di raccontare storie attraverso il solo aggetto di rocce e il profilo di una cresta. In definitiva, è il design a trasformare una semplice rappresentazione di montagne in una narrazione visiva che parla al cuore di chi osserva.

Paul Kratter, “Alba!” Olio su lino, 20,3×25,4 centimetri.

I dipinti di Paul Kratter sono un trionfo di design, sapientemente costruiti attorno a giochi di luce, atmosfere suggestive e un’efficace espressione delle emozioni. La sua formazione in ambito illustrativo gli ha conferito una profonda maestria nel disegno e nella progettazione, oltre a una sicurezza imperturbabile nell’uso delle forme grafiche e nella capacità di narrare attraverso le immagini. Le sue opere si caratterizzano per la dinamicità delle composizioni, spesso impreziosite da una creatività senza pari.

Consideriamo, ad esempio, l’opera “Alba!”. In questo quadro, la scelta di posizionare l’orizzonte in modo insolitamente basso dona alla montagna una presenza imponente e magnifica. Le pennellate direzionali che modellano le rocce in primo piano guidano lo sguardo del fruitore verso l’interno della scena, mentre i campi di neve invitano a posare gli occhi sulla vetta, colpita dalla luce dorata dell’alba in un momento di sublime bellezza.

Il metodo di Kratter? Egli dedica tempo prezioso alla realizzazione di una serie di schizzi preliminari. Molti artisti tendono a trascurare questa fase preparatoria, ma Paul, nel suo video “Landscape Painting & Design”, illustra come il processo di schizzare possa essere una via sicura verso la realizzazione di un’opera di grande impatto. “Schizzare la strada verso il successo” non è solo un mantra per lui; è una pratica consolidata che garantisce risultati sorprendenti, testimoniando come un’attenta pianificazione iniziale possa trasformarsi in una tela vibrante e comunicativa.

Paul Kratter, “La testa tra le nuvole”, olio, 35,6×20,3 centimetri.

Concludendo questo viaggio tra le tecniche, le visioni e le passioni di artisti come Kathryn Stats, Tim Deibler e Paul Kratter, abbiamo esplorato diversi angoli del vasto mondo della pittura paesaggistica. Ogni artista, con il proprio stile unico e la propria filosofia, ci ha offerto preziose lezioni su come catturare l’essenza mutevole e la maestosità della natura, dalle maestose montagne alle sottili variazioni di luce che definiscono l’atmosfera di un paesaggio.

Le tecniche descritte e gli approcci artistici condivisi sono solo la punta dell’iceberg di ciò che l’arte paesaggistica ha da offrire. Vi invitiamo a riflettere su questi insegnamenti e a sperimentare con il vostro stile, lasciando che la natura vi guidi nel vostro percorso creativo.

Ma la conversazione non deve fermarsi qui. Sono curioso di conoscere le vostre esperienze, i vostri esperimenti e le vostre riflessioni sull’arte paesaggistica. Quali tecniche trovate più affascinanti? Avete qualche artista o approccio particolare che vi ispira? Condividete i vostri pensieri nei commenti qui sotto.

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