meditazioni sul tratto: la Composizione di Dow – la pratica, capitolo 2

  “Se il risultato ha anche solo un superficiale livello di bellezza nel tratto, lo si può considerare un primo passo nell’Arte”. Arthur Wesley Dow, Composizione. Continua la traduzione...

 

“Se il risultato ha anche solo un superficiale livello di bellezza nel tratto, lo si può considerare un primo passo nell’Arte”.
Arthur Wesley Dow, Composizione.

boccioli-rose

figura 1.

Continua la traduzione degli articoli tratti dal blog http://www.learning-to-see.co.uk/dow-practice-chapter-two  dedicati allo studio della composizione secondo Arthur Wesley Dow.

Chi parla in prima persona è Paul Foxton, autore del blog.

Imparare da soli è come organizzare un viaggio senza avere la minima idea della destinazione finale.

Lo si può considerare un modo disordinato di viaggiare, ma ha i suoi vantaggi. Fosse soltanto perché ti lascia aperto all’imprevisto.

Al momento sto lavorando con gli esercizi del libro “Composizione di Arthur Wesley Dow, come negli ultimi sei mesi circa. Questi esercizi hanno avuto un effetto profondo e inaspettato del perché io faccia arte e di come io mi avvicini alla pratica quotidiana. Cerco di dividere queste esperienze con voi in questo post.

Questo è un libretto molto pratico ed è tutto esercitazioni. Io li faccio tutti i giorni per un’ora circa, qualche volta estendendo gli esercizi e inventando le mie personali variazioni.

In questo articolo tratterò il primo capitolo pratico del libro, il capitolo 2: Pratica sul tratto.
Questo capitolo è un’introduzione semplice agli esercizi, e si basa sul copiare alcuni disegni per ottenere un buon senso del tratto, prima di iniziare la composizione con la divisione dello spazio. Ho esteso gli esercizi e li ho inseriti nella mia regolare sessione di pratica. Vi descriverò come.

Meditazioni sul tratto

Il tratto sta realmente alla base di tutto ciò che facciamo, ed è capace delle più belle espressioni e complessità. Quando cominciai questa pratica, il mio tratto era titubante, impreciso e debole. Col tempo sta diventando più forte e sicuro. Credo anche che stia diventando più espressivo. Ecco un paio di esempi che credo metterà in luce il cambiamento:

sviluppa-linee-caraffa.jpg

figura 2.

I disegni di questa piccola caraffa, rappresentano tre punti di un’evoluzione che include molti disegni, alcuni tracciati ripetutamente. I due disegni sul primo foglio, oltre ad essere mal disegnati e semplici, soffrono di una linea tremolante e rozza. Non c’è grazia nelle curve.

Nel disegno del secondo foglio, le linee iniziano ad avere qualche valore estetico proprio. In modo particolare credo intorno alle curve del corpo della caraffa. Anche prese in considerazione da sole, separate dall’oggetto che descrivono, ci si può trovare qualcosa di piacevole dal punto di vista estetico, nel loro proprio design.

Penso che il terzo disegno abbia un buon equilibrio di forma e – oserei dire – bellezza del tratto. Le linee risultano di sicuro frutto di un progresso rispetto come sono tracciate nei primi due disegni.

Sono già in grado di disegnare molto più accuratamente di così, a matita o carboncino. Ma quello è un tipo di disegno diverso, costruito lentamente con misura. In quei disegni, non ho dovuto preoccuparmi della qualità del tratto, ma solo della sua precisione.

Questi disegni sono fatti con pennello e inchiostro e da una prospettiva molto differente.

Qui c’è un altro esempio del cambiamento:

linee-clementine.jpg

figura 3.

Dato che ho fatto molti disegni come questo, mi sono reso conto pian piano che il tratto, in modo particolare il tratto disegnato in un movimento fluido, può avere qualità espressive alle quali non avevo dato sufficiente considerazione prima d’ora. Questo non è accaduto sino a che la mia pratica di composizione mi ha incoraggiato a lasciar andare la precisione visiva e ad interessarmi unicamente al disegno, è stato allora che ho cominciato a sentire più profondamente la qualità dei tratti che facevo.

Materiali

La qualità di una linea è almeno parzialmente definita dal modo in cui è stata creata.
Seguendo le raccomandazioni del libro di Dow, uso materiali semplici e tradizionali per la mia pratica di composizione: un pennello cinese e inchiostro. L’inchiostro è macinato fresco per ogni sessione pratica. Per me è parte integrante della pratica ora. Il tempo che impiego a polverizzare l’inchiostro, lo utilizzo per pensare a cosa disegnerò. Lo considero un rito che mi fa entrare più intensamente nel momento e mi aiuta mentalmente a prepararmi per la sessione della giornata.

 

materiale-da-disegno-cinese.jpg

figura 4.

Su questa attrezzatura, Dow dice:

Gli strumenti da disegno cinesi, perfezionati da secoli di pratica sul disegno della una linea e il lavoro di pennello, offrono il miglior esercizio per mani e occhi.

Qui c’è un breve video in cui polverizzo l’inchiostro prima di una sessione che ho registrato all’inizio dell’estate. Ora le giornate iniziano davvero tutte come questa. Be’ dopo un giro nel parco locale, una doccia calda e un caffé forte.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=X-nmscI7lIg]

Per quanto riguarda la carta, uso soprattutto quella di giornale. E’ molto economica e mi permette di sperimentare senza la preoccupazione di sprecare materiale. Per il ricalco uso carta velina, molto economica anche quella.

Sono fortunato ad essere così vicino a Londra. Posso andare a Chinatown, nel cuore di Soho e procurarmi il materiale a un terzo del prezzo rispetto a quello di alcuni siti web. Il negozio dove vado è questo, Guanghwa:

chinatown.jpg

figura 5.

Se non puoi andare a Londra, puoi sempre provare il sito web di Guanghwa. Hanno pennelli cinesi di capelli misti, bastoncini d’inchiostro, anche se sul sito non hanno quello che sto usando io, lo “Yellow Mountain”, e pietre per inchiostro. Che sarebbe tutto ciò che occorre fondamentalmente. Non è necessario investire in materiali costosi.

Perché pennelli cinesi e inchiostro?

Potresti usare qualsiasi strumento per fare segni, ovviamente. Una matita, un carboncino o una penna grafica, vanno tutte bene, ne sono sicuro. Ma ci sono alcune caratteristiche di questo pennello tradizionale che credo lo renda più adatto per la pratica espressiva del tratto.

  • E’ incredibilmente sensibile. Ogni sfumatura, ogni piccola variazione nel movimento di mano o braccio è trasmessa direttamente nel tratto. Può essere una bella sfida controllare il movimento all’inizio, ma questa sensibilità è alla radice del suo potenziale espressivo.
  • A causa della sua sensibilità, è molto umano. Le linee ondeggiano. Non sono mai perfette. Mi piace. Perché? Perché dimostra il coinvolgimento del mio corpo.
  • Mostra che queste linee sono mie e solo mie. Non ce ne saranno mai due uguali, tutte apparterranno a me per le loro caratteristiche. In qualche modo, questo riflette perfettamente l’esplorazione e lo sviluppo della creatività personale che questa pratica rappresenta.
  • Ti costringe ad impegnarti. Non si può cancellare una linea d’inchiostro. Ma anziché farmi sentire imprigionato, mi rende libero. Posso lasciarmi andare, sicuro, nella consapevolezza che nessuna delle linee che farò, sarà perfetta. Molte saranno terribili, altre andranno dove non volevo che andassero. Così riproverò. Lentamente dopo molte sessioni, miglioreranno.

Esercizi sulle gradazioni

Quando mi siedo per esercitarmi, ora inizio sempre con ciò che penso sia l’esercizio con le gradazioni.
Somiglia molto alle scale del musicista all’inizio di una sessione. In parte è esercizio, in parte riscaldamento e in parte meditazione.

Ecco qualche esempio:

pratica-con-linee.jpgDISEGNO 6

Qui c’è un video di una delle mie prime sessioni pratiche, un semplice esercizio in cui si devono seguire due punti. Questo deve essere stato il video più lento e noioso mai messo su Youtube. Non c’è neanche musica di sottofondo. Non ditemi che non vi avevo avvisato.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=N9_80EU6jLk]

Questo esercizio è nato da un commento lasciato su: questo post sulla pratica efficace di Jeromein France. Anche se lo facciamo in modo leggermente diverso, è un fantastico esercizio di riscaldamento.

Esercizio senza scopo

Per la maggior parte del tempo faccio riscaldamento con questi esercizi, senza un obiettivo particolare. Penso a sciogliere il polso e a disegnare partendo dalla spalla. Cerco di rilassarmi nella sessione pratica, per prepararmi ulteriormente.

Questa parte della pratica è abbastanza meditativa in sé. In Disegnare con la parte destra del cervello. Betty Edwards raccomanda di iniziare con un esercizio di riscaldamento studiato per spostarsi nella modalità dell’emisfero destro. Il suo esercizio comporta seguire le pieghe del palmo della tua mano con una matita.

E’ un esercizio senza scopo, e lo è deliberatamente. L’emisfero sinistro non riesce a capire perché dovrebbe perdere il suo tempo con una frivolezza improduttiva di questo tipo e va a dormire. L’emisfero destro prende il comando. Il mio metodo di riscaldamento sembra avere un effetto simile. Nel tempo che passo a fare questo, per dieci, quindici minuti, mi sento calmo e rilassato e la mia attenzione comincia ad essere assorbita dal tratto. Il dialogo (un’attività dell’emisfero sinistro) diventa più difficile perché richiede uno sforzo cosciente – come avrà notato chiunque abbia osservato uno dei miei video in cui cerco di descrivere ciò che faccio mentre disegno!

Col tempo ho sviluppato un approccio più meditativo al riscaldamento sul tratto.
Chiamo questo esercizio “linea che respira” e comporta disegnare dei tratti su e giù, lentamente sulla carta con pennello e inchiostro, inspirando e respirando ad ogni tratto. E’ molto rilassante e molto concentrato allo stesso tempo. Come l’esercizio di Betty Edwards, è del tutto senza scopo. Ed è quello lo scopo.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=NqeTTFBv7To]

Questo video è un po’ meno noioso di quello sopra, c’è della musica e ho pensato a come aggiungere riquadri di testo al centro. Ed è più breve.

Accuratezza e sensazione

Continuando a lavorare sul testo di Dow, mi sono ritrovato di continuo a ritornare sulla pratica di base del tratto. Ho iniziato questo post parlando dell’inaspettato. Il libro di Dow mi ha senza dubbio sorpreso:

  • Mi ha sorpreso il fatto che un piccolo libretto sia così profondo.
  • Mi ha sorpreso il fatto che questi esercizi ingannevolmente semplici possano ampliarsi così tanto.
  • Mi ha sorpreso quanto possano essere efficaci questi esercizi, nell’approfondire l’apprezzamento di un disegno in modo naturale e quasi senza sforzo.

Ma più di tutto, sono rimasto sorpreso da me stesso. Negli ultimi mesi è cambiato l’intero approccio del mio apprendistato. Sono cambiati i miei obiettivi, e con essi la direzione che ho preso.

Negli ultimi sei anni mi sono concentrato quasi esclusivamente sul catturare nel modo più completo e convincente possibile, la raffigurazione dell’ impressione visiva.

Non ho dimenticato l’impressione visiva ora, e non penso neanche che lo sforzo degli ultimi sei anni sia stato vano, per niente. Ma forse è mancato un po’ di equilibrio – come una cattiva composizione. Ho messo troppa enfasi su un aspetto del fare arte a detrimento di altre considerazioni, in verità a detrimento del lavoro in sé. Ora vedo sempre più l’impressione visiva come materiale grezzo dal quale si può costruire un lavoro espressivo.

Immagino qualcuno là fuori che legge queste cose e pensa: “Paul! Testone! E ci hai messo sei anni per arrivarci?”

Be’ si, in un certo modo. Ma credo ci sia una differenza tra capire qualcosa intellettualmente e capirla profondamente grazie all’esperienza, una conoscenza che è parte di te.

Credo che la comprensione profonda possa giungere solo dalla pratica ripetuta in un periodo di tempo. Deve essere meritata. Prima, se mi avessero detto che il disegno è importante e che il tratto può avere qualità espressive proprie, sarei stato d’accordo. E’ ovvio no? Ora però lo sento in maniera più profonda. Quando disegno, cerco di sentirlo in ogni segno che traccio. Con l’aiuto del libro di Dow, sto sviluppando deliberatamente delle abitudini di pratica, studiate per aiutarmi a raggiungere un livello di competenza inconscia con il tratto.

Questo significa che sto ripercorrendo i miei passi per riprendere il sentiero fatto in precedenza ma che avevo perso. Qualche volta dobbiamo tornare indietro per essere in grado di muoverci in avanti. Non credo che dobbiamo aver paura di fare dei passi indietro, ammettere le nostre lacune e cercare di colmarle. Anche se significa tornare a qualcosa di così basilare come la qualità della linea.

mettere tutto insieme: Capitolo Due

Il libro di Dow sulla composizione inizia qui, con la pratica del tratto. Lo stesso Dow crede che non dovremmo passare troppo tempo su questo capitolo:

jug-jasmine-clementine

figura 7.

Lo scopo di tale pratica è mettere la mano sotto il controllo della volontà, ma non dovrebbe essere dedicato troppo tempo a questa pratica, a prescindere dal disegno.

Da questo, deduco che Dow preferirebbe che ci tuffassimo direttamente nel disegno e nella composizione non appena ci sentiamo ragionevolmente a nostro agio con i materiali.

Credo che ci sia molto senso in ciò, ed è proprio ciò che ho fatto. Ma sono arrivato anche a divertirmi facendo linee per il piacere di farle. Ed è, dopo tutto, una parte importante del disegno. Prima copiavo molti disegni di grandi maestri cercando di imparare, ma non li ho proprio mai guardati puramente dal punto di vista della qualità del tratto.

E’ qualcosa per la quale ora mi piacerebbe trovare più tempo.

Anche se sono avanti col libro, torno ancora indietro per un po’ di pratica del tratto in ogni sessione. Lo faccio perché so che posso portare la mia linea più lontano da dove l’ho portata sinora e l’unico modo per farlo è attraverso un mucchio di pratica deliberata.

Questo articolo è tratto dal blog http://www.learning-to-see.co.uk/dow-practice-chapter-two


 

Questo argomento è trattato in modo approfondito durante le lezioni del laboratorio “Il gioco dell’Artista” che Circolo d’Arti organizza ogni lunedì Cagliari.
Guarda anche la lista di tutti i corsi.

 

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